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Piano sociale di zona, CGIL BAT: «Canosa e San Ferdinando di Puglia non pervenuti»

La nota: «Mancata la contrattazione sociale con le organizzazioni sindacali e i risultati si vedono»

La gran parte dei Comuni pugliesi ha concluso in modo positivo l’iter dell’ambito territoriale, alcuni sono in via di chiusura del caricamento in piattaforma, invece altri presentano situazioni molto gravi. È quanto emerso dell’esame dei dati nell’ambito di un incontro che si è svolto il 13 febbraio 2024 tra i sindacati regionali e di categoria di Cgil, Fp e Spi e l’assessore regionale al Welfare Rosa Barone convocato per una valutazione rispetto alla chiusura del V piano di zona, in funzione dell’andamento del PRPS (Piano regionale Politiche sociali) e dei PSZ (piani di zona). Nella Bat criticità sono emerse nel caso dell’Ambito di Canosa di Puglia e di San Ferdinando di Puglia, che versa in una situazione ritenuta “gravissima” con l’Ufficio di Piano di Canosa che presenta problemi di funzionamento, ed è a rischio di commissariamento, mentre San Ferdinando presenta ritardi per mancata organizzazione degli Uffici di Piano, anche se in procinto di risoluzione.

“Ciò che ci preme sottolineare è che prendendo in considerazione i 5 ambiti della Bat i problemi vengono riscontrati dove le organizzazioni sindacali hanno dialogato pochissimo. Sarà un caso? È evidente che parrebbe difficile se non assolutamente insufficiente rilanciare la contrattazione sociale territoriale con la cabina di regia, in un paio d’incontri negli ultimi 3 anni. Al di là delle attenuanti, è giusto ricordare che la consultazione con le organizzazioni sindacali esige incontri periodici e con scadenze mirate, il tutto per avere un maggior coinvolgimento della cabina di regia, i cui componenti designati rappresentano la comunità’”, spiegano Felice Pelagio, segretario generale Spi Cgil Bat, Luigi Marzano, Fp Cgil Bat e Michele Valente, segretario generale Cgil Bat.

“I dati che emergono dimostrano due realtà opposte, quella che cresce in modo esponenziale sulla spesa e sulla conseguente tenuta di investimento sociale e quella con rilevanti criticità dei due comuni ambiti per cause e responsabilità dovute non certamente alle scelte delle politiche regionali, ma, probabilmente, alle decisioni unilaterali del governo locale che non ha ritenuto di interfacciarsi, nonostante le proprie lacune nell’intercettare i bisogni e le necessità dei pensionati, cittadini e famiglie. La nostra sensazione è che meno si parli con il mondo dell’organizzazione sindacale tanto meglio è. Eppure, oggi il ruolo, le funzioni e gli impegni che la contrattazione sociale contiene nelle sue specificità coinvolge una miriade di questioni importanti per la città, dalla nuova legge fiscale, all’aumento delle tariffe comunali, dalla sanità, all’ invecchiamento attivo, dalla non autosufficienza, alla povertà, ma anche la quantità di risorse previste, a fronte di intervento e di spesa dei finanziamenti regionali, necessitava un maggior coinvolgimento della cabina di regia soprattutto in quei territori nei quali la contrattazione sociale non è stata sufficientemente sviluppata”, spiegano.

“Riteniamo, pertanto, che sia giunto il momento di fare una contrattazione sociale degna di questo nome, partecipata e condivisa, e che debba diventare un motore per una riqualificazione del welfare locale per una riorganizzazione della spesa pubblica, riducendone gli sprechi e le destinazioni improprie, per favorire la coesione sociale e rispondere alle esigenze sempre più complesse, partendo dall’assunto che la centralità rimane la persona con i suoi bisogni e con i suoi diritti”, concludono Pelagio, Marzano e Valente.

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