Relazione DIA sul primo semestre 2019: “Forte influenza della mafia cerignolana nell’ofantino”

La Direzione investigativa antimafia analizza il ruolo e la riorganizzazione dei clan sul territorio

Le mafie pugliesi sono caratterizzate “dall’esistenza di sistemi criminali dotati di estrema dinamicità”, una caratteristica che ha prodotto un “singolare fermento” e “un numero considerevole di fatti di sangue”. E’ quanto evidenzia la relazione al parlamento della Direzione investigativa antimafia relativa al primo semestre del 2019. “Le mafie pugliesi, distinte sulla base delle zone geografiche di influenza in mafia foggiana, criminalità barese e, nel Salento, sacra corona unita, continuano a rappresentare realtà criminali eterogenee e di complessa classificazione”, sottolinea la Dia evidenziando che “nella Regione si configurano scenari in cui, a forme più strutturate di alleanze e confederazioni criminali, finalizzate soprattutto a una gestione sinergica degli affari illeciti più remunerativi e con rilevanza anche extraregionale, traffici di stupefacenti ed armi, riciclaggio, si contrappongono storici antagonismi e repentine fratture”. Un fermento negli assetti criminali che ha comportato, spiegano nella relazione, specie nel foggiano e nella BAT, un numero considerevole di fatti di sangue che in molti casi hanno colpito direttamente capoclan ed esponenti di rilievo delle cosche.

provincia barletta andria traniE proprio la sesta provincia pugliese offre uno scenario criminale tra i più complessi della Regione. E’ un punto d’incontro tra organizzazioni criminali di diversa estrazione geografica anche se i gruppi criminali locali mantengono una certa autonomia operativa. Nella relazione della DIA si fa riferimento specifico all’omicidio di Vito Griner, reggente del clan Griner-Capogna, avvenuto nella serata del 24 giugno. La vittima stava attuando una riorganizzazione della gestione locale del mercato degli stupefacenti ampliando la propria influenza su zone già controllate da altri gruppi criminali. La DIA spiega come “la criminalità andriese sembrerebbe aver assunto un ruolo determinante nell’intera provincia grazie anche al rapporto privilegiato con la malavita cerignolana”. La stessa mafia cerignolana è particolarmente influente anche nell’ofantino dove, grazie all’importazione dei suoi modelli operativi, alcuni sodalizi avrebbero consolidato la propria posizione sul territorio. Particolarmente turbolente le dinamiche nella Città di Trinitapoli dove si fronteggiano i clan Carbone-Gallone e Miccoli-De Rosa. Due gli omicidi già registrati nel primo semestre 2019 per una possibile faida avviatasi per il controllo dei traffici illeciti. Clan Carbone-Gallone, in realtà, in rapida ascesa secondo la DIA e con propaggini anche nella Città di Trani oltre che nel foggiano. Clan andriesi, invece, interessati alle attività criminose a Margherita ma anche a Minervino e Spinazzola mentre lungo la litoranea tra Trani e Bisceglie resta forte l’influenza dei clan baresi ed in particolare dei Capriati. A Trani, spiegano dalla DIA, si sarebbe creato un vuoto operativo a causa delle vicissitudini investigative che hanno colpito i gruppi Corda e Colangelo. A Barletta, poi, posizione egemone resta quella del clan Cannito-Lattanzio. A Canosa, poi, permane l’influenza dei gruppi limitrofi di Andria, Barletta e di Cerignola.

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