Agricoltura, «Noi braccianti sfruttati e sottopagati»

Sciopero all’indomani omelia monsignor Marrone

Una retribuzione che corrisponda alla somma dichiarata in busta paga, vedere la propria dignità non più calpestata dai datori di lavoro, «stanchi dei sindacati che nulla fanno per migliorare la situazione». I contadini di San Ferdinando di Puglia, rimasti in silenzio per anni, hanno protestato all’alba perché «sfruttati da datori e caporali», come testimoniano, spalleggiati dal movimento politico Forza Nuova e dal sindacato Sinlai. Hanno bloccato, simbolicamente, tutte le vie di uscita dal centro abitato, in modo da non permettere a nessun lavoratore della categoria di andare nei campi o nelle aziende ortofrutticole del posto. Via Trinitapoli, via Barletta, lo sbocco per Canosa e Cerignola sbarrati da auto, mezzi e agricoli e falò accessi sull’asfalto, con tanto di dimostranti pronti a fermare gli agricoltori ma anche a garantire la viabilità a coloro che non c’entravano nulla con la protesta: mezzi pubblici e pendolari. Uno sciopero avvento all’indomani dell’omelia di monsignor Domenico Marrone, parroco della chiesa di San Ferdinando Re, che dal sagrato della sua parrocchia ha parlato di: «Tracotanza dei signorotti del paese», intendendo coloro che controllano e detengono la ricchezza della città, derivante soprattutto dal settore ortofrutticolo, forti anche del silenzio degli onesti.

«Una protesta nata da situazioni degenerate negli ultimi 11 anni. Bisognerebbe regolarizzare buste paga e versamento dei contributi. Puntualmente accade che la cifra dichiarata è molto più di quanto incassiamo», ha affermato un rappresentante dei braccianti agricoli, fissando l’innalzamento del salario almeno a 50 euro alla giornata, cioè quanto effettivamente viene segnato in busta paga. «Nelle campagne di San Ferdinando – ha affermato Mattia Calorio, responsabile cittadino Forza Nuova – si verifica un atteggiamento di prepotente da parte di chi detiene il potere. Abbiamo inviato varie segnalazioni al presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, e alle aziende ortofrutticole del territorio, ma dopo oltre un mese non abbiamo avuto risposta».