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Violenza sulle donne, amare da vivere e non da morire

Incontro con alunni, d’Addato: «Discutere nelle scuole»

Amare da vivere e non da morire. I dati del Governo centrale comunicano che il femminicidio in Italia sia in calato del 3 percento rispetto agli anni passati, ma questo non basta. Una donna che viene uccisa non è certo un dato di mercato da confrontare con l’andamento della borsa. Una donna che viene uccisa non vuol dire soltanto una donna senza vita, ma soprattutto uno donna senza dignità, rispetto e coi segni fisici di quello che ha subito. A San Ferdinando di Puglia i ragazzi delle scuole hanno celebrato la giornata contro la violenza sulle donna ascoltando la testimonianza di un ragazza che, come tante, amava il suo uomo e lui diceva di amare lei. Probabilmente non era amore reciproco o forse il loro amore in realtà era qualcos’altro, anche se lui affermava che fosse l’unico a poterla amare. Comunque, alla fine quando lei credeva che così non poteva funzionare, lui l’ha aspettata sotto casa e l’ha picchiata tanto da lasciarla quasi senza vita. Una donna non è un gioco erotico e non è neanche una ricorrenza da commemorare una volta l’anno. La non violenza contro le donne non è nulla di eccezionale, ma semplicemente un tratto che dovrebbe appartenere al buonsenso di ogni essere umano. Le protagoniste della manifestazione sono state proprio le ragazze con un flash-mob “stop al femminicidio” organizzato dalle ragazze degli istituti.

«Il 26 luglio scorso – ha affermato Gioviana d’Addato, assessore alle politiche sociali e le pari opportunità – abbiamo aperto la campagna di sensibilizzare contro il femminicidio. Avevo già annunciato che il 25 novembre sul tema avremmo avuto un confronto con gli studenti. Parlare di violenza e soprattutto di violenza di genere non è affatto facile. L’incontro coi ragazzi si è concluso con l’appello: basta con la violenza, basta al femminicidio. Questo un problema che va affrontato nelle scuole, un problema culturale, un problema che con tutte le istituzioni dobbiamo cercare di affrontare per migliorare la società, in modo da dire non più “ti amo da morire”, ma “amiamoci per vivere”».

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